Peste suina africana, l’appello di 22 territori: "Non possiamo più aspettare. I cinghiali vanno ridotti"

Emergenza peste suina

Data:

22 settembre 2026

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Oltre ogni appartenenza politica, venti Comuni e i Municipi III e XV di Roma Capitale fanno fronte comune: "Abbiamo accettato restrizioni e sacrifici, ma da soli non possiamo affrontare un’emergenza di queste dimensioni".

Ventidue territori, uniti al di là delle appartenenze politiche, lanciano un appello alla Regione Lazio e al Commissario Straordinario alla Peste Suina Africana: non c’è più tempo da perdere. La popolazione dei cinghiali deve essere significativamente ridotta.

Venti Comuni e i Municipi III e XV di Roma Capitale hanno sottoscritto una richiesta congiunta per ottenere un piano straordinario di contenimento e depopolamento e la convocazione urgente di un tavolo istituzionale che stabilisca interventi, risorse, soggetti attuatori e tempi certi.

A firmare sono Campagnano di Roma, Capena, Castelnuovo di Porto, Civitella San Paolo, Fiano Romano, Filacciano, Fonte Nuova, Formello, Guidonia Montecelio, Magliano Romano, Mazzano Romano, Mentana, Monterotondo, Morlupo, Nazzano, Ponzano Romano, Riano, Rignano Flaminio, Sacrofano, Sant’Oreste e i Municipi III e XV di Roma Capitale.

"Abbiamo rispettato le restrizioni, rinunciato a manifestazioni e limitato la fruizione dei nostri territori. Cittadini, imprese e attività economiche stanno facendo la loro parte. Ma i Comuni, da soli, non possono fronteggiare un problema di queste dimensioni. Adesso serve un intervento straordinario".

Il punto posto dai Sindaci è netto: il contenimento dei cinghiali non può più essere rinviato. Con la sospensione dell’ordinario prelievo venatorio nella zona infetta, è necessario rafforzare immediatamente catture, controllo e depopolamento, nelle aree protette come nei territori esterni.

Il tempo è fondamentale. Il protrarsi delle restrizioni rischia di soffocare progressivamente territori che vivono anche di turismo, agricoltura, ricettività, eventi e patrimonio ambientale. Parchi, riserve e aree naturali, che dovrebbero rappresentare una ricchezza e un elemento di attrazione, rischiano di diventare sempre più difficili da vivere, frequentare e valorizzare.

È un rischio non soltanto economico, ma sociale: meno visitatori, meno attività, meno eventi, meno occasioni di incontro e una progressiva perdita di attrattività dei territori.

"Non chiediamo di convivere indefinitamente con le restrizioni. Chiediamo di creare le condizioni per superarle. Abbiamo bisogno dell’intervento della Regione, del Commissario e di tutti gli enti competenti. I nostri territori hanno già fatto sacrifici enormi: ora bisogna agire sulla causa del problema e ridurre concretamente la presenza dei cinghiali".

L’appello dei 22 territori è quindi uno solo: intervenire adesso, insieme, con una regia unica e con tutti gli strumenti consentiti. Perché da soli i Comuni non possono farcela e perché aspettare ancora significa aumentare il costo economico e sociale dell’emergenza.

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Pagina aggiornata il 22/09/2026