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Il Bilancio del Comune, tra tagli e tappi legislativi

bilancioNell’attesa di approvare il Bilancio Consuntivo del 2011 e il Bilancio Previsionale del 2012, si impongono alcune riflessioni al fine di capire meglio la delicatezza del momento.

Il momento che stiamo vivendo è uno dei più complessi, confusi e difficili della storia Repubblicana. La crisi economica e sociale in atto ha riverberi su tutto e su tutti. Anche sugli Enti Locali, Comuni in primis. La situazione, infatti, è da allarme rosso e non solo per i tagli e le sforbiciate prodotte dalle Manovre finanziarie approntate dal governo Berlusconi prima e da quello Monti poi - che sono di una pesantezza tale da far ‘rabbrividire’ - ma anche per colpa della proliferazione estemporanea, farraginosa e rabberciata di provvedimenti legislativi che, in questi ultimi mesi, vengono emanati, accavallandosi e, in molti casi, sovrapponendosi, fino a rinviare, modificare o cancellare cose sancite solo un minuto prima. Evidentemente, il Legislatore – preso dall’esigenza di fare presto per ostacolare la crisi – si sta muovendo con fretta e ossessione, partorendo veri e propri ‘tappi’ normativi, utili solo a mettere le mani nelle tasche dei cittadini ed a bloccare, di fatto, l’attività degli Enti Locali.

Dall’estate scorsa ad oggi, infatti, nel nostro ordinamento hanno fatto capolino una miriade di leggi, novelle e codicilli che, sparpagliate qua e là, senza nessun ‘unicum’ legislativo, stanno solo contribuendo a ritardare i processi finanziari dei Comuni, quindi i progetti ed i programmi.

A questo riguardo, come giustamente scrive Eugenio Racca, nell’editoriale pubblicato sulla ‘Guida agli Enti Locali’ del 28 gennaio scorso: “Si pensi, solo per fare qualche esempio, alle disposizioni in tema di Consigli Tributari Comunali, improvvisamente ripescati dall’articolo 18 del Dl 78/2010 e poi cancellati dall’articolo 11 del decreto “Salva Italia”; si pensi alla normativa sulla gestione associata delle funzioni comunali posta in essere dell’articolo 14 del Dl 78/2010 e dell’articolo 16 del Dl 138/2011 (manovra di Ferragosto 2011) e solo in parte sospesa dal Milleproroghe 2012; si pensi ancora alla disciplina del Patto di stabilità, rivisitata a ogni piè sospinto e in attesa di essere riscritta di sana pianta”. Oppure – aggiungo io – si pensi alla reintroduzione dell’ICI sotto altre spoglie: ora si chiama IMU. Ancora oggi mancano circolari interpretative ad hoc e precisi dispositivi, ad esempio, sulle detrazioni da applicare. Oppure – aggiungo ancora, ultima novità in ordine cronologico – si pensi a ciò che prevede l’articolo 35 del Decreto Legge 24 gennaio 2012 n. 1 (“Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”, cosiddetto decreto sulle liberalizzazioni, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 gennaio 2012), messo a punto dal governo del professor Monti, che, con un tratto di penna, cancella la precedente legislazione sulle tesorerie comunali (oltre che provinciali e regionali), le quali entro pochi mesi cesseranno di esistere: le risorse dei territori andranno trasferite, entro aprile, alla tesoreria statale. Un drenaggio che l’Ifel, il centro studi dell’Anci, valuta in circa 8,6 miliardi di euro all’anno fino a tutto il 2014. Per i Comuni sarà l’ennesima mazzata: elasticità di cassa drasticamente ridotta e vantaggi finanziari più bassi e non contrattabili.

I Sindaci, le Giunte, gli Assessori al Bilancio ed i Ragionieri dei Comuni d’Italia stanno procedendo a tentoni, per la mancanza di chiarezza di molte norme, simulando ‘fotografie’ di previsioni economico-finanziarie (per capire, per esempio, la consistenza delle aliquote da applicare sugli immobili da tassare) che mutano col tempo e che cambiano di volta in volta, sempre in attesa e in balìa del primo chiarimento ministeriale utile che, quando arriva, giunge per lo più lacunoso e sempre alquanto criptico.

Al danno, infine, molto spesso, si aggiunge anche la beffa, se si pensa, sempre a titolo di esempio, che, in materia di IMU, allo Stato sarà riservata la metà del gettito a disciplina base, escludendo dal calcolo l’abitazione principale e gli immobili rurali strumentali, il cui gettito va integralmente ai Comuni.

Resta ben inteso che, oltre agli argomenti citati, diversi altri dovrebbero essere oggetto di registrazioni e di messe a punto legislative nelle prossime settimane, essendo atteso un decreto correttivo del decreto legislativo n. 23 (federalismo municipale) a suo tempo presentato dal Governo Berlusconi, poi ripreso per alcune parti nella Manovra di dicembre, il decreto legge n. 201.

A testimonianza di quanto sia intricata, eterogenea ed articolata la situazione, il recente decreto ‘Milleproroghe’ 2012 ha prorogato (al 30 giugno) i tempi per l’approvazione del prossimo Bilancio di Previsione, posticipandolo di ulteriori tre mesi (un decreto del Ministero dell’Interno del 21 dicembre 2011 – pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 304 del 31 dicembre 2011 – aveva già prorogato il termine per la deliberazione del Bilancio 2012 al 31 marzo). Una proroga che è anche, e soprattutto, un’ammissione di responsabilità, o di colpa, che rende bene – più di mille parole – il quadro di insieme decisamente frastagliato e non organico e che spiega le grosse difficoltà, operative prima di tutto, di chi in questo momento è chiamato ad amministrare la cosa pubblica.

Ah, dimenticavo: il ‘Milleproroghe’ (comma 11-bis, articolo 29 del decreto legge29 dicembre 2011 n. 216/2011) ha introdotto il rinvio di nove mesi della nuova disciplina di nomina dell’organo di revisione economico-finanziaria degli Enti Locali, ovvero del ‘revisore dei conti’, che dovrà essere scelto mediante estrazione da un elenco apposito. Nuova disciplina prevista dal Decreto Legge n. 138/2011, la cui entrata in vigore porta la data del 13 agosto 2011… Ogni altro commento sarebbe superfluo.   

Italo Arcuri, Assessore al Bilancio

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